LOGOS | MOSTRE

LOGOS | MOSTRE

Il Piombo e le Rose | Tano D’Amico e Pablo Echaurren

Utopia e Creatività del Movimento 1977 – Esposizione delle fotografie di Tano D’Amico e delle opere di Pablo Echaurren. Incontro: venerdì 13, ore 17 Rivo Luzio e Nario: la rivolta dai macrosistemi al quotidiano. Incontro con Pablo Echaurren e Tano D’amico sulla creativitá diffusa, la distruzione dell’arte e l’avanguardia di massa. Intervengono Giorgio de Finis, Antonello Sotgia, Valerio Bindi. Sarà disponibile il libro “Il piombo e le rose: Utopia e creativitá nel movimento.” ed Postcart

LOGOS | MOSTRE

(R)esistenze | Valerio Nicolosi 

Un racconto fotografico che spazia in 9 differenti paesi situati in 3 continenti, incontrati e catturati da Valerio Nicolosi nell'arco degli ultimi 13 anni. Luoghi e esperienze differenti ma tutte con un unico filo conduttore: la necessità di resistere per continuare a esistere. Si partirà dall'Isola delle vedove nel nord ovest del Nicaragua. Qui i Caneros muoiono di una malattia ai reni causata dalle tante ore di lavoro ad altissime temperature e soprattutto dai pesticidi che l'azienda getta sui campi proprio mentre i Caneros lavorano. I pesticidi contengono degli acidi che - oltre a bruciare la pelle dei lavoratori - inquinano le falde acquifere della zona e di conseguenza infettano i reni. Sull'Isola delle vedove sono rimasti ormai pochissimi uomini, quasi tutti già malati e impossibilitati a lavorare. Risaliremo il centro America fino al confine Guatemala-Messico di Hidalgo, dove ogni giorno decine di migranti attraversano il fiume che divide i due paesi per dirigersi al nord, verso gli USA, per cercare una vita più dignitosa. Lungo questa rotta incontreremo le piccole comunità indigene della selva e arriveremo nelle zone controllate dall'EZLN, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, che oltre 20 anni fa disse “Ya Basta!”. Basta al trattato tra Messico e Usa, e insorsero contro il governo messicano rivendicando le loro origini indigene e di legame con la terra, ripudiarono il trattato e dichiarando l'autogoverno nelle zone da loro occupate...

Memoria de los Pueblos |

Mostra collettiva di serigrafie, xilografie e risografie

In ciascuno dei popoli indigeni esiste, in attesa, un seme che non smette di germogliare sogni e ribellioni, che deve mantenersi attivo nella memoria per costruire il mondo che verrà. Oggi mostriamo i mondi ed i colori, le sofferenze e la rabbia, le resistenze e le ribellioni dei popoli indigeni che sommandosi costruiscono e disegnano la speranza.  Questa raccolta è un contributo ed impegno con la storia che oggi scrivono i popoli indigeni, cosi come con la memoria che tessono e costruiscono. Questa raccolta collettiva include 66 opere, sessantasei sguardi e discorsi per condividere, partendo dal cuore, i mondi che sono e quelli a venire.; quelli con i quali siamo disposti a comporre il nostro viso ed il nostro cuore, abbasso ed a sinistra, degno, ribelle, libero, vivo, forte, feroce e bello...

SÎNOR - Confine |

Kurdistan, immagini negate. Mostra collettiva di fotografi curdi

Nella mostra sono esposte immagini delle città del Kurdistan Bakur (sud-est della Turchia) e del Rojava (nord della Siria). Sono i lavori di dodici giovani fotografi curdi, tra i tanti che in questi anni danno voce a ciò che sta succedendo nella loro terra in guerra. Scatti che raccontano, da diverse angolazioni, una realtà da molti anni occultata dagli apparati di informazione internazionale, salvo rare e sporadiche occasioni. Un racconto esplicito, senza filtri, puntuale nella descrizione della realtà e mosso dall’urgenza di comunicarla ma che, allo stesso tempo, turba l’emotività attraverso sentimenti contrastanti. Da un lato la cupezza e la malinconia di macerie e città distrutte, dall’altro sorrisi, mani che si stringono, l’energia e la forza di chi mette in gioco il proprio corpo, fotografi compresi, per difendere la libertà di un popolo. Obiettivi meccanici come parole assordanti di denuncia e dolore ma anche urla di determinazione e passione. Canti di lotta, di chi esiste e resiste. Siria e Turchia sono oggi divise da un confine che ha permesso agli Stati di violare ripetutamente diritti e dignità, in nome di un’identità nazionale imposta, quasi fosse un vestito sotto cui nascondere tradizioni e costumi millenari. È un confine che tuttavia non ha impedito alle donne e agli uomini curdi di sentirsi un popolo unito nella lotta per democrazia, uguaglianza e giustizia. La rielaborazione dei confini geopolitici imposta nell’area mediorientale dopo la prima Guerra Mondiale, ha innescato pericolose dinamiche conflittuali etniche, politiche e religiose. L’attuale guerra in Medio Oriente è frutto di questo processo: alcune delle città più antiche, patrimonio della cultura mesopotamica e dell’umanità, sono state distrutte; intere popolazioni massacrate e ridotte in povertà; la creazione di muri e fili spinati, prima inesistenti, hanno separato interi nuclei familiari. Nonostante i tentativi di neutralizzazione fisica e culturale, i massacri e la divisione del territorio in quattro nazioni (Turchia, Siria, Iraq e Iran), le popolazioni curde propongono una soluzione del conflitto mediorientale con altre prospettive: convivenza pacifica nel rispetto delle diversità, parità di genere, ecologia e autodifesa delle identità basate sulla condivisione dello stesso progetto sociale. Le foto hanno la forza di gridare senza voce mostrando ciò che agli occhi comuni è negato. La natura non conosce confini. Fotografi in mostra: Shevin Mehemd Ali, Tumen Anli, Ferhat Arslan (ANF), Murat Bay,Garip Siyabend Dunen, İsmail Eskin (DiHA), Abdurahman Gök (Azadiya Welat),Zülküf Kisanak, Rojda Korkmaz, Özkan Küçük, Kadri Özkan (DiHA). Si ringrazia Kerem Çelik.
 

DIGGERS |

Rivoluzione e controcultura a San Francisco 1966-1968 di Alice Gaillard

Settembre 1966: entrano in scena i Diggers di San Francisco. Con il loro teatro di strada, si appropriano del piccolo quartiere di Haight Ashbury, e con la forza attrattiva delle loro performance e le parole rivoltose dei loro volantini trasformano i giovani che si ritrovano qui in una moltitudine che agisce, conquistata alla loro sovversione. Hippies, perché vivendo tra gli Hippies, praticando come loro le droghe allucinogene come via verso l’emancipazione, i Diggers, dealer di un «acido sociale», sputano vetriolo su questa comunità vagheggiata dai mass media e maledicono il suo carattere apolitico e l’individualismo estatico della sedicente rivoluzione psichedelica. Il volume descrive una generazione politicizzata che entra in rivolta, unita a una generazione edonista che entra in estasi sotto l’effetto dell’LSD, entra in amore sotto l’effetto di una pillola che libera finalmente la sessualità dalla costrizione della riproduzione, entra in fratellanza attraverso il rifiuto della competizione capitalistica: i baby-boomer Statunitensi tesseranno la loro rivolta sul territorio dello Stato più ricco del paese, la California, tracciando la strada per tutte le rivolte degli anni sessanta in Europa. I più lucidi, e radicali tra essi si stringeranno intorno ai Diggers, un gruppo di libertari ed anarchici che teorizzano città libere, praticano la gratuità, il rifiuto della proprietà, della competizione, dell’omologazione ai valori dello stato più ricco del mondo. Nella baia di San Francisco nella seconda metà degli anni Sessanta esplode la più grande rivolta che gli Stati Uniti d’America hanno vissuto nel xx secolo. Una rivolta contro il militarismo, contro le discriminazioni razziali, contro quelle sessuali, contro un modello di vita votato all’accumulazione di denaro e informato su valori disumanizzanti. A portarla avanti è una generazione -quella dei ventenni – che rappresenta il 40% dell’intera popolazione degli Stati uniti, che non ne vuole sapere di guerre, di competizione, di discriminazione razziali, che sta provando nella pratica quotidiana a ribaltare questi valori sostituendoli con altri. A contribuire a questo cambiamento partecipano artisti di ogni settore compresi gli attori e in particolare quelli che praticano il teatro di strada. E’ in quest’ambito che nascono i Diggers che nel breve volgere di qualche mese riescono a trasformare la rappresentazione scenica in realtà vissuta, operando il superamento dello spettacolo in vita vissuta. La città non è più solo un palcoscenico su cui esibirirsi, ma si trasforma in esperimento concreto del cambiamento sociale auspicato da questi rivoluzionari. Ad Haight Ashbury, un quartiere di san Francisco, la critica scenica alla proprietà si trasforma in gratuità reale e diffusa all’intero quartiere, quella ai valori discriminatori in pratiche di condivisione e reciprocità. In ogni città del mondo c’è un underground competitivo e frammentario, composto di gruppi i cui obiettivi si sovrappongono, entrano in conflitto e in generale finiscono per fiaccare lo slancio verso l’autonomia. Oggi tutti abbiamo armi, sappiamo usarle, conosciamo il nostro nemico e siamo pronti a difenderci. Sappiamo che non ci lasceremo più mettere i piedi in testa da nessuno. Perciò è giunto il momento di agire in modo più deciso per dedicarci alla creazione di città libere nelle aree urbane del mondo occidentale. […] A questo punto della nostra rivoluzione è indispensabile che le famiglie, le comuni, le organizzazioni di neri e le bande di ogni città in America si coordinino per creare Città libere in cui qualsiasi cosa necessaria possa essere ottenuta gratuitamente da chi partecipa alle varie attività dei singoli gruppi.

ANOMALI MANIFESTI | La grafica della rivoluzione

Parole, immagini azioni dall'archivio del Centro di Documentazione Anarchica

L‘Archivio Manifesti conservato dal Centro di Documentazione Anarchica, documenta  le lotte politiche e le iniziative culturali dei movimenti antagonisti dagli anni sessanta fino ad oggi. Ai manifesti appartenenti al CDA si sono aggiunti quelli provenienti dal Circolo Valerio Verbano per un totale di circa 3000 esemplari. Negli ultimi anni i compagni del CDA si sono impegnati nel lungo lavoro di digitalizzazione e nella successiva catalogazione e pubblicazione online di tutto il materiale grafico, lavoro giunto a buon punto, ma ancora in fase di completamento. L’intento, oltre a quello documentaristico, è quello di mettere  a disposizione di chiunque tutto il materiale...

AGITAZIONI | Giordano Pennisi

Selezione di fotografie