Antifascista, antirazzista e antisessista: in vista delle prossime fiere del libro, appello per una cultura degna di questo nome.

È una fitta vegetazione di parole e pensieri quella in cui abbiamo soggiornato nelle biografie singolari e collettive di ogni appuntamento di Logos.
Abitato un discorso – come la pura dimensione della libertà – il cui nesso con il Libro «è antico e molteplice», per dirla con Luciano Canfora.

Perciò ospitiamo a seguire, riannodando le fila di un discorso ‘in medias res’ con il festival, che condensa il cospirare – con-spirare, respirare insieme – di tutti i nostri altri giorni, una chiamata da un editore e compagno di viaggio, Red Star Press, alla costruzione di una proposta culturale – e libraria – antifascista, antirazzista, antisessista.

Red Star Press – Hellnation

Il 14 febbraio del 2018 lanciavamo un appello a tutto il settore editoriale affinché prendesse in considerazione l’idea di inserire negli statuti delle associazioni di categoria l’accento sui valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo. Da allora, non soltanto l’appello è caduto nel vuoto (a oggi nessuna associazione di categoria contempla l’antifascismo nei suoi valori), ma le cose sono addirittura peggiorate. Notizia di oggi, infatti, è che il famigerato ministro dell’inferno non risparmierà l’imminente Salone del Libro di Torino, presenziando l’evento attraverso un suo libro-intervista pubblicato da una casa editrice che affonda la sua ispirazione direttamente in quella che fu e che è la cultura delle camicie nere. Per quanto ci riguarda continuiamo a ribadire che chi ama i libri odia il fascismo. E che sarebbe anche il caso di iniziare a dimostrarlo (RSP – Roma, 2 maggio 2019)

Non si può certo dire che gli infami colpi di pistola esplosi da Traini a Macerata giungano come un fulmine a ciel sereno. Al contrario, l’atto terroristico del leghista con la runa tatuata in fronte arriva dopo anni in cui la propaganda fascista e razzista è stata sdoganata a tutti i livelli, trovando spazi sempre più ampli nel nome di un concetto a dir poco travisato di “democrazia”.
Dopo Macerata, tuttavia, evitare di prendere parola è impossibile, pena la complicità con quanto è accaduto e purtroppo continua ad accadere, anche e soprattutto lontano dalle luci delle dirette televisive. E se in numerose città italiane migliaia e migliaia di cittadini – a Macerata, a Piacenza, a Cosenza, a Milano, a Rovereto, a Livorno, a Brescia, ovunque… – si mobilitano per esprimere il loro sdegno nei confronti di quel tessuto politico costruito sul razzismo tanto nelle strade quanto nelle istituzioni (vedi i decreti di Minniti e i suoi accordi con i trafficanti libici…), quale può essere il contributo che gli editori, i lavoratori e le lavoratrici dell’industria editoriale sono in grado di dare a questa grande e degna lotta?
Tra le frecce nell’arco degli editori, dei lavoratori e delle lavoratrici dell’editoria c’è quella, potenzialmente formidabile, di essere conseguenti rispetto a quanto si afferma di essere. Infatti, se l’antifascismo e, con esso, l’antirazzismo e l’antisessimo, sono valori rispetto ai quali si esprime la propria produzione culturale, perché non si dà corpo a uno statuto in grado di esplicitarlo in maniera chiara?

Perché al momento, né la confindustriale AIE né l’indipendente ADEI fanno cenno all’antifascismo, all’antirazzismo e all’antisessismo nei loro statuti:
http://www.associazioneadei.it/statuto/
http://www.aie.it/Chisiamo/Lassociazione/LeideedellAIE.aspx

Cosa si aspetta a colmare una simile mancanza?

Affermare che l’antifascismo, l’antisessismo e l’antirazzismo sono valori democratici il cui riconoscimento è imprescindibile ai fini dell’elaborazione di una proposta culturale in grado di abbracciare la fratellanza tra i popoli, favorire la reciproca conoscenza di usi, costumi e tradizioni e rimuovere le odiose discriminazioni di classe e di genere, anche rispetto alle possibilità di accesso alla lettura e all’istruzione, non significherebbe solo limitarsi a una generica dichiarazione di principio. Significherebbe, nei fatti, contribuire ad arginare, e possibilmente a espellere dal corpo sociale tutte quelle istanze oscurantiste, filopadronali e violente che, al contrario, sono in diverse occasioni arrivate ad usare anche le fiere del libro come palcoscenico per la loro propaganda terroristica. Insomma, se i festival possono essere considerati tali, sarebbe un problema affermare che nei luoghi in cui si costruiscono proposte culturali aperte e inclusive fascisti, sessisti e razzisti non sono affatto i benvenuti?
Convinti che ciò che è giusto finirà per avere la meglio su ciò che risulta ipocritamente conveniente (vedi la complicità di grandi gruppi editoriali nell’essere la principale tribuna della propaganda dell’odio e dell’ignoranza), ribadiamo come l’unica cultura degna di questo nome è quella che si costruisce all’interno di quel fronte meticcio che tutti i giorni si oppone al dilagare delle discriminazioni.

Red Star Press
Roma, 14 febbraio 2018
Aggiornato il 2 maggio 2019

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